Andrea De Pasquale

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Interramento della linea SFM 2 "Bologna-Portomaggiore": avanti verso l'ictus?


Venerdì 21 febbraio 2014 c'è stato un incontro, organizzato dal Circolo PD Cirenaica, sull'interramento della linea ferroviaria Bologna-Portomaggiore nel tratto urbano tra via Paolo Fabbri e via Larga, presenti tutte le istituzioni (Regione, Provincia, Comune) meno il quartiere (la presidente, dubbiosa su questo progetto, non è stata invitata).

Il pretesto era rassicurare i residenti nei dintorni dei passaggi a livello, che con l'aiuto del PD locale (circoli Cirenaica e Imbeni) hanno raccolto un migliaio di firme sotto una petizione che parla di diritto alla salute e alla qualità dell'aria, e nella quale si chiede di procedere con l'interramento perché le code ai passaggi a livello inquinano.

L'obiettivo politico era fare un passo avanti in termini di consenso rispetto ad un interramento fortemente voluto dalla Regione (alla quale, come troppo spesso accade, obbedisce il PD provinciale e locale), rispondendo con 1.000 firme alle 600 da noi raccolte nel 2012 con l'appello "SFM 2012 ULTIMA CHIAMATA" (che metteva in guardia sull'effetto strozzatura che l'interramento a binario unico in quel tratto avrebbe determinato).

In realtà la rassicurazione ai cittadini "pro interramento", appositamente mobilitati, non è propriamente riuscita.

Infatti, nonostante il senso della serata fosse, per dirla con il consigliere comunale Angelo Marchesini, "meglio un uovo oggi che una gallina domani" (quindi avanti tutta con l'interramento anche senza spazio per il raddoppio del binario, e anche senza la stazione Libia-S. Orsola finita), sul modo di portare a casa l'uovo sono emerse evidenti divergenze. Simonetta Saliera, vicepresidente della Regione, accodandosi felicemente ai firmatari della petizione per l'eliminazione dei passaggi a livello ha affermato che per finanziare l'opera mancano 7 milioni di euro, e ha suggerito che sia il Comune di Bologna a trovarli con un mutuo; Beatrice Draghetti e Giacomo Venturi, presidente e vice della Provincia, come segno di ascolto del popolo presente in sala (una quarantina di persone, di cui la metà dubbiose) hanno tirato fuori dal cappello l'idea di rinunciare alla realizzazione della stazione Libia - Sant'Orsola (che nel progetto è prevista solo al grezzo, quindi non completa) in modo da risparmiare e farsi bastare i soldi; Andrea Colombo, assessore alla mobilità del Comune di Bologna, ha invece difeso l'importanza della fermata, sia pure incompleta, e ha fatto notare l'impossibilità per il Comune di fare un mutuo da 7 milioni per una sola opera, dato che nel 2013 l'ammontare complessivo dei mutui accesi è stato di 6 milioni per tutte le attività.

Insomma, un quadro (come si suol dire) unitario e coeso.

Ma quello che più mi ha infastidito è stato l'atteggiamento della Provincia, venuta meno in quella occasione (non l'unica purtroppo) al suo ruolo istituzionale.

Per questo ho deciso di scrivere ai massimi rappresentanti di questa istituzione la lettera che segue (rimasta senza risposta).

La lettera inviata a valle della serata del 21 febbraio.

Bologna, 26 febbraio 2014

All'attenzione di
Beatrice Draghetti (Presidente della Provincia di Bologna)
Giacomo Venturi (Vicepresidente ed assessore ai Trasporti della Provincia di Bologna). 

Beatrice, Giacomo,

Vi scrivo in quanto membro della direzione PD, e quindi corresponsabile pro quota per le scelte del nostro partito, per esprimervi il mio forte disappunto, e il mio totale dissenso, rispetto a quanto ho ascoltato da voi venerdì sera all'incontro sull'interramento della linea Veneta organizzato dal Circolo Cirenaica.

In primo luogo avete fatto ripetutamente alcune affermazioni false: che i 48 milioni necessari (41 + i 7 mancanti) sono un importante investimento sul Servizio Ferroviario, che questa operazione costituisce un grande beneficio per il trasporto pubblico, e infine che l'interramento ci permette di acquisire i 230 milioni dei fondi ex metrò. La realtà è che l'eliminazione dei passaggi a livello aiuta certamente la viabilità locale e il traffico su gomma, ma non su ferro. Se fossero spesi per l'acquisto di treni, quei 48 milioni sarebbero sì un investimento ferroviario; al contrario, spesi così, per scavare una buca lunga 1 chilometro e un po' (e profonda 18 metri, laddove occorre sottopassare una condotta fognaria) sono sottratti, non dedicati al servizio ferroviario. Sempre la realtà ci dice che a beneficiare dell'eliminazione dei passaggi a livello sono al 95% mezzi privati, quindi non è nemmeno un investimento nel trasporto pubblico (quale sarebbe ad esempio l'acquisto, sempre per 48 milioni, di filobus). Infine, l'idea che spendere 48 milioni ci aiuti a giustificare, quindi ad ottenere, i 230 ex metrò è davvero bellissima. Un po' come il risparmio da "3x2" al supermercato.

Ma la cosa peggiore è stato il tradimento del ruolo istituzionale della Provincia che avete compiuto in due circostanze.

La prima riguarda la scala territoriale di valutazione di quell'intervento, che impatta sulla funzionalità e l'espandibilità di tutta la linea SFM 2 (Vignola - Portomaggiore), la quale tocca una decina di comuni e, integrandosi con le altre linee, finisce per condizionare il funzionamento di tutto il sistema SFM. Chi meglio della Provincia dovrebbe esprimere le istanze del territorio metropolitano, tenendo insieme gli interessi e le preoccupazioni di un'area vasta?

Invece quella sera avete scelto di giocare un'altra partita, vi siete fatti scudo di una istanza locale, anzi di vicinato (non si può dire nemmeno di Quartiere, dato che il Quartiere come istituzione è stato volutamente saltato), per svolgere (non è la prima volta) il ruolo di maggiordomo della Regione. Avete addirittura finto di ignorare che quel progetto di interramento è fortemente avversato da diversi comuni attraversati dalla linea (ho in mente Castenaso e Budrio, dove è stato approvato un ordine del giorno di netta contrarietà al progetto), perché oggettivamente va a creare una situazione peggiorativa dal punto di vista della flessibilità della linea e dell'espandibilità dell'esercizio.

La seconda circostanza di tradimento è venuta con la vostra proposta di eliminazione della stazione S. Orsola, perno dell'accordo territoriale del 2002 (tra Regione, Provincia, Comune, Università e Ospedale) che consentiva al Policlinico di costruire tre nuovi poli (per 24.000 mq aggiuntivi di edificato, con conseguente nuovo carico urbanistico). Quella stazione rappresenta, nel progetto di interramento, l'unica possibilità migliorativa del traffico e della qualità dell'aria, quindi l'unico elemento capace di andare incontro nei fatti alla petizione dei cittadini preoccupati per la propria salute, a cui pure vi siete rivolti nel vostro intervento.

E' stato davvero penoso vedere con i miei occhi e sentire con le mie orecchie da voi due (la "mia" presidente e il "mio" vicepresidente, quando sedevo nel Consiglio provinciale e presiedevo proprio la Commissione Trasporti) lisciare il pelo alla legittima, sacrosanta domanda di decongestione dei cittadini presenti (per lo più anziani, e ingenui), per indirizzarla strumentalmente sull'eliminazione dei passaggi a livello, scippando contemporaneamente gli stessi cittadini della Stazione, che l'Accordo territoriale del 2002 aveva individuato come capace di assorbire una quota consistente dei 20.000 accessi quotidiani all'area dell'ospedale (in crescita quando verranno utilizzati i 3 nuovi poli).

Perché, come tutti sappiamo e come l'esperienza di altre aree metropolitane ci insegna, l'unica strada per avere meno congestione, meno inquinamento e più qualità urbana è quella di potenziare il trasporto ferroviario. Qui invece scegliete di indebolirlo, e vendete questa scelta come un regalo ai cittadini esasperati da traffico e smog.

Eppure, tra non fare nulla e dare esecuzione a quel progetto miope e dannoso, che sacrifica la funzionalità e l'espandibilità del SFM (vedi la recente esperienza di Vergato, dove l'eliminazione del doppio binario ha aumentato i ritardi, come era prevedibile), ci sarebbero diverse alternative. Ne elenco alcune:
- procedere con l'interramento di uno solo dei due lotti (quello relativo a via Rimesse e via Larga, i due passaggi a livello decisamente più critici)
- prevedere un tratto di allargamento della trincea a metà strada tra le stazioni Centrale e Roveri, in modo da consentire l'eventuale incrocio
- dirottare sul progetto qualche milione in più tratto dai fondi ex metrò, in modo da farlo bene;

Invece anche voi, che dovreste essere le sentinelle del processo attuativo del SFM, e i custodi degli interessi metropolitani, vi accodate a chi vuole proseguire a testa bassa in un progetto costoso e inutile, spendendo 41+7 milioni di Euro per un'opera che anche nella versione più povera prevede 36-48 mesi di lavori (quindi di disagi pesantissimi) per ottenere benefici minimi sulla viabilità, e preparare un ictus sul futuro del SFM, in schiaffo ai pendolari e ai comuni della provincia.

Una scelta politica suicida, suggellata quella sera da Claudio Mazzanti, consigliere comunale e membro dell'Esecutivo del PD provinciale con delega sui trasporti, che ha riassunto la linea del Partito affermando: "E' una decisione politicamente presa, bisogna solo fare presto". A proposito di linea politica, ricordo che Raffaele Donini, che è pure consigliere provinciale, nella sua prima relazione da segretario rieletto, lo scorso 16 dicembre, aveva affermato: "In termini di trasporti pubblici è essenziale che le risorse economiche disponibili vengano destinate prioritariamente ad infrastrutture strategiche come il Servizio Ferroviario Metropolitano... infrastrutture, come è il caso dell'interramento del tratto urbano della linea SFM Bologna Portomaggiore, che non possono realizzarsi in modo già oggi insufficiente rispetto alle prospettive di sviluppo del servizio".

Quindi il segretario dice una cosa, il delegato da lui scelto in Esecutivo dice quella opposta, e andiamo avanti tutti allegramente, avviandoci alla prossima campagna elettorale bolognese con la parte est della città tagliata in due da un cantiere di 3 anni, per un'opera inutile, osteggiata da utenti del SFM, comitati, sindaci e pure dal Quartiere, ma costosissima (qualche tecnico mi ha sussurrato all'orecchio che il problema della condotta fognaria non è risolto nemmeno a livello progettuale).

La nostra linea, quella del nostro partito, è insomma quella di Nanni Moretti: "Continuiamo così, facciamoci del male".

Sono molto deluso e contrariato da questa vostra scelta, e ci tenevo a comunicarvelo direttamente e personalmente, prima di impegnarmi, in coscienza, a contrastare questa linea suicida con quello che i miei scarsi mezzi, il mio poco tempo e la mia marginalità politica mi consentiranno. Perché ho tre figli (e 10 nipoti) a cui vorrei lasciare una città, e un territorio, se non migliori, almeno non troppo compromessi e invivibili.

Con rispetto e amarezza.

Andrea De Pasquale

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