Andrea De Pasquale

febbraio 2007

Seduta del 28 febbraio


Dedicata all'udienza conoscitiva dei proponenti di Romilia. 

Si è trattato di una seduta particolarmente affollata (tra il folto pubblico, almeno una ventina di giornalisti), che ha visto una presentazione di Romilia da parte di Alfredo Cazzola, seguito da un intervento del suo socio Menarini e dal consulente Claroni sugli aspetti urbanistici e trasportistici.

A seguire una quindicina di consiglieri hanno fatto domande ai proponenti, che infine hanno dato alcune (parziali) risposte.

Di seguito trascrivo il mio intervento, e in allegato metto la trascrizione integrale della seduta.

*****


CONSIGLIERE DE PASQUALE – PRESIDENTE DELLA IV COMMISSIONE: 


Grazie Presidente. Intanto un ringraziamento per essere venuti e per averci illustrato così dettagliatamente questa ipotesi di progetto come correttamente l’avete chiamata, io l’avevo già sentita a Medicina dove ero venuto e, quindi, credo che sia stato molto importante poter sentire in presa diretta alcune cose che in effetti mi hanno fatto sorgere tre domande.

Per alleggerire un po’ il clima, permettetemi una battuta, oggi dal discorso, prima c’è stato un piccolo scambio tra me e alcuni dei presenti (il presidente Cazzola, ndr) sui 14 minuti di collegamento Bologna – Medicina, perché come IV Commissione siamo un po’ afflitti dalle lamentale dei cittadini del nostro territorio che patiscono una grande congestione.  Allora (...) l’idea che traggo dall'intevento di Claroni è che in fondo questi cittadini si sbaglino e che se imparassero a fare delle strade alternative ci metterebbero 14 minuti e il problema della congestione della San Vitale sarebbe rapidamente risolto... Mi ha fatto un po’ sorridere, perché in effetti è vero che per arrivarci sulla complanare  sud questo è possibile, però credo che le problematiche della zona come congestione siano effettivamente un po’ più gravi.  

Le domando sono queste. Ho sentito il Presidente Cazzola parlare dell’insediamento facile da raggiungere dalla strada e da ferro. Allora, al di là delle considerazioni che non devono avere luogo oggi, la domanda è questa: ma come ubicazione ne avete cercate delle altre prima di arrivare a questa? O questa è stata diciamo la prima e l’unica esperita? Perché se è vero che Bologna, come territorio in generale, è effettivamente centrale e ben raggiungibile un po’ dal nord e centro Italia, quel comparto in particolare non lo è tanto e quindi anche alla luce di quanto ha domandato un mio collega prima, rispetto al fatto che il PTCP offre diverse possibilità in questo senso, siete arrivati al fossatone dopo averle considerate o senza averle considerate? E questa è la prima domanda. 

La seconda domanda è: che tipo di accordo e impegno avete con la proprietà di quell’area, perché anche in diverse trasmissioni si sono sentiti dibattiti (che stanno sorgendo fortunatamente su questo tema), e ci sono appunto diverse opinioni e diverse voci rispetto al tipo di impegno e accordo raggiunto con la proprietà che sappiamo essere un importante cooperativa, nota, e quindi credo che sia importante avere qualche lume anche su questo aspetto. 

Infine, la terza e ultima domanda, credo più dedicata ai trasporti, e quindi a Claroni: io non riesco a capire come si faccia a pensare al treno, e a quel treno, come mezzo di alimentazione di uno studio, e mi spiego perché in due parole. Lo stadio ha un picco d’utenza, come è stato più volte sottolineato, molte forte e il treno normalmente quando è una linea robusta porta mille persone alla volta, ma qui siamo sulla Bologna – Portomaggiore, linea a binario unico dove le banchine, i marciapiedi delle stazioni sono lunghe 120 metri al massimo e, quindi, ne porta molti di meno, possiamo pensare a 4 – 500 a treno. Quindi l’idea di utilizzare per lo stadio mi sembra difficile, mentre mi interesserebbe molto approfondire l’idea di poterlo usare per la parte per Medicina per chi abita lì e per un traffico eventualmente pendolare. Grazie. 


Seduta del 23 febbraio


Dedicata all'audizione dei Sindaci dei Comuni di Monterenzio (Giuseppe Venturi) e Castel del Rio (Salvatore Cavini), dei Presidenti delle Comunità Montane del Santerno (Costanzo Versari, che però non è venuto) e delle Cinque Valli Bolognesi (Andrea Marchi) sul Progetto eolico di Casoni di Romagna (16 aerogeneratori sul crinale tra Idice e Sillaro).

Al cospetto di un folto pubblico (almeno una trentina di persone, contrarie alla centrale eolica), la seduta vede un intervento iniziale dell'assessore Burgin (che dopo abbandona l'aula suscitando diffuse proteste), poi degli amministratori invitati, tutti - sia pur con diverse sfumature - a favore degli aerogeneratori (e sostenuti, a quanto hanno riferito, da votazioni all'unanimità nei rispettivi organi consigliari, di diverso colore politico: mentre a Castel del Rio governa il centrosinistra, a Monterenzio governa il centrodestra).

Nel dibattito che segue emergono anche tra noi colleghi diverse sensibilità: critiche da parte della minoranza (che sostiene la tesi secondo cui l'unanimismo intorno alla centrale è frutto di un accordo sottobanco poco trasparente, e di una scarsa informazione sui territori), del collega Caserta (sinistra DS) e anche dal collega Vigarani (Verdi), mentre DS e Margherita sostengono le buone ragioni degli amministratori che auspicano la realizzazione del parco eolico.

I comitati presenti tra il pubblico sono arrivati molto arrabbiati alla fine, denunciando (a latere della Commissione, non avendo loro diritto di parola questa volta, dato che avevano già avuto una udienza conoscitiva tutta per loro) che il cambio repentino di parere della Soprintendenza ai beni Architettonici e Ambientali, lasciava intravvedere una pressione politica indebita e finalizzata a fare la centrale a tutti i costi.

Personalmente, non avendo elementi tecnici da valutare, riassumo così l'aspetto politico della faccenda:

- la crescita della domanda energetica da un lato, e l'insostenibilità di una risposta solo fossile (petrolio, carbone, gas) a questa domanda, ci costringono a cercare nuove fonti, tra cui credo non possa non esserci anche l'eolico;

- è ovvio che chi abita (o ha una seconda casa) nei pressi di un crinale dove sorgerà una centrale eolica non può esserne felice; parlare però di "devastazione del territorio" e di "ecomostri" mi sembra eccessivo: che parole useremo allora per indicare una cava o una centrale a carbone? Preferiremmo queste come "vicini di casa"?

- diversi interventi critici hanno citato l'esperienza negativa di Monte del Galletto come argomento contro questa nuova centrale; conoscendo io molto bene Monte del Galletto (10 aerogeneratori da 350 Kw ciascuno, con tecnologia monopala, sperimentale) dico invece che senza ricerca e sperimentazione, senza accettare rischi per battere nuove strade, non avremo mai una tecnologia e un know how sufficiente a liberarci dalla dipendenza dei combustibili fossili.

- proprio dalla sperimentazione nascono indicazioni utili: se la tecnologia monopala si è rivelata costosa e poco efficiente (e anche rumorosa, dovendo girare ad alte velocità), quella tripale pare in grado di sfruttare meglio venti anche più tenui, con meno rumore e minori costi di manutenzione. A Casoni di Romagna andranno installati generatori tripale, anche se su pali molto alti (si parla di oltre 100 metri).

Seduta del 16 febbraio


Dedicata all'Adozione del Piano Provinciale di localizzazione per l’Emittenza Radio e Televisiva (P.L.E.R.T.)

Si tratta di un lavoro davvero ampio e interessante, soprattutto per la parte di ricognizione, che potrebbe venire utile anche per altri usi.

Nella provincia di Bologna ci sono circa 150 siti di emittenza radiotelevisiva, alcuni molto visibili e di importanza nazionale (pensiamo a San Luca, Barbiano, Castelmaggiore). In questi 150 siti ci sono circa 9.000 impianti di trasmissione. Insieme ai comuni e ad ARPA, che ha fatto molte misurazioni, la Provincia con il PLERT ha realizzato i seguenti lavori:

- ricognizione dei siti nel territorio (ubicazione e caratteristiche)
- ricognizione sull'uso dei suoli intorno agli impianti;
- sovrapposizione con vincoli o divieti (per leggi urbanistiche, es. la legge regionale 20 del 2000, che rende incompatibile gli impianti con scuole ed ospedali).
- impatto elettromagnetico
- impatto paesaggistico


Da tale lavoro sono scaturite le indicazioni di azioni conseguenti:
- siti da confermare;
- siti da confermare ma da non potenziare;
- siti da confermare con delocalizzazione di impianti
- siti da dismettere
- siti da riqualificare (impianti deteriorati, problemi di sicurezza).


Tra gli interventi dei colleghi segnalo quello di Naldi (DS), che sottolinea l'importanza di una stazione mobile per il monitoraggio continuo, ad evitare che le emittenti abbassino la potenza di emissione solo per alcuni giorni dopo l'ordinanza del sindaco, per poi rialzarla subito dopo.

Diversi di noi domandano poi quali sono i poteri reali degli enti locali per far spostare le antenne. Nella risposta l'ing. Michele Pasqui ci chiarisce che i gestori degli impianti sono titolari di una concessione data dal ministero delle telecomunicazioni: su questo hanno diritti non facilmente scalzabili. Se però il problema diventa sanitario, il sindaco ha potere di ordinare lo spegnimento o l'abbassamento delle emissioni. Sulla delocalizzazione "per ordinanza" è difficile avere efficacia. In questo caso meglio essere concertativi.

Obiettivo: arrivare ad una "emersione" del fenomeno, fare un "punto zero".

Sul conflitto "salute-paesaggio", ci siamo regolati caso per caso: a San Luca, tanti impianti piccoli per non disturbare la Basilica. A Montecalderaro al contrario, di 20 impianti suggeriamo di farne 2 o 3 grandi.

Limiti italiani, più severi di quelli europei: 6 volt su metro come soglia di attenzione, 20 volt su metro come limite da non superare.

Il quadro di conoscenza costruito per il PLERT può sicuramente venire utilizzato per altri usi.

Seduta del 12 febbraio


Convocata in concomitanza con il Convegno "Traffico: la cura del ferro", da noi organizzato.

Che ha ottenuto un discreto successo: 200 partecipanti (tra cui diversi amministratori di comuni della Provincia, e una consistente rappresentanza del Comune di Bologna), buona copertura mediatica (2 servizi sul TG Regionale RAI, diversi servizi e interviste in TV locali, articoli di stampa su vari giornali locali), e soprattutto un forte eco tra gli amministratori, dalla cui volontà e determinazione dipende in buona parte la rapidità di attuazione del Servizio Ferroviario Metropolitano.

Il materiale preparatorio è disponibile a questo link.

Gli atti saranno appena possibile pubblicati sul sito della Provincia.

Seduta del 2 febbraio


Dedicata alla chiusura definitiva del documento sul Servizio Ferroviario Metropolitano da presentare al convegno di lunedì 12 febbraio, e agli ultimi dettagli organizzativi dell'evento.

Per contattarmi: scrivi@andreadepasquale.it - Per ricevere il mio rendiconto mensile: aggiornamenti@andreadepasquale.it
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