Andrea De Pasquale

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Gennaio - marzo 2006 (8 interventi)

Intervento del 28 marzo a presentazione di un odg sulla libertà religiosa (a margine del processo con rischio di condanna a morte per un cittadino afghano convertito al cristianesimo)


Sarò rapidissimo. Lo leggo, perché è fatto di sei righe.

“Il Consiglio Provinciale di Bologna, appreso che un cittadino afgano a nome di Abdul Rahman rischia di essere condannato a morte per aver scelto di aderire ad una fede religiosa – nel caso cristiana – diversa da quella islamica, l’unica consentita nel suo paese; ritenuto che la libertà religiosa, al pari di ogni altro tipo di libertà, sia uno dei diritti fondamentali dell’uomo e che il suo esercizio sia essenziale alla piena affermazione della dignità di uomini e donne, in qualsiasi paese si trovino a vivere, chiede che tutte le istituzioni nazionali ed europee si adoperino affinché al cittadino afgano in questione sia evitata la condanna e, più in generale, affinché si affermi in tutto il mondo il diritto alla piena libertà di religione”.

Due parole sole per attualizzarlo. Abbiamo avuto una buona notizia stamattina sapendo della liberazione di questa persona. Si tratta, però, di una situazione processuale ancora tutta da vedere, quindi abbiamo ritenuto, anche consultando diversi colleghi di questo Consiglio, che l’attualità di questo ordine del giorno non sia venuta meno; quindi auspico che su questo, come già da alcuni sondaggi fatti mi sembra possibile, si possa ottenere la massima convergenza delle forze qui rappresentate, perché, come potete vedere, il testo che ho cercato di stendere è un testo molto sobrio che cerca di non scendere in condanne o in benedizioni dell’una o dell’altra religione, ma tende ad affermare il laicissimo diritto alla libertà di religione e, in questo diritto, ovviamente, vi è anche inclusa la libertà di non praticare alcuna religione. Quindi sottopongo questo testo sperando in una approvazione unanime del Consiglio. Grazie.

Intervento del 28 marzo sull'odg a sostegno della sicurezza ferroviaria e del macchinista che ha bloccato un Eurostar per 90 minuti a Bologna


Grazie Presidente.
Rispondo su una cosa e intervengo sul merito di quest’ordine del giorno.
Senz’altro mi sento di accogliere la richiesta del Consigliere Venturi [di convocare la IV Commissione in concomitanza con l'audizione di Trenitalia e del macchinista licenziato presso il Comune di Bologna il giovedì 30 marzo, ndr] perché coerentemente con il lavoro che stiamo facendo come Commissione il tema di sicurezza nelle ferrovie mi sembra che rientri pienamente nel nostro percorso di lavoro e di approfondimento. Io non sarò disponibile personalmente quel giorno quindi non potrò essere presente e mi dispiace, a questa Commissione però dò immediatamente l’impulso all’ufficio
commissioni che venga convocato e poi sarò sostituito dal VicePresidente o da un consigliere anziano, comunque non ci sono problemi.

Invece sul merito io ho una difficoltà che rendo qui pubblica, se da un lato sono completamente d’accordo con la denuncia dei temi sugli inadempimenti e in generale sui temi della mancata sicurezza del trasporto ferroviario, temi che sono caldissimi, lo vediamo non solo oggi ma in un anno e mezzo di mandato con tutte le visite, gli incontri che abbiamo fatto sulle linee ferroviarie e con i lavoratori e dirigenti delle ferrovie, su questo non avrei
problemi certamente a dare un voto favorevole. 

Non altrettanto per l’espressione di solidarietà per il lavoratore licenziato per avere deciso manifestare la propria contrarietà al VACMA bloccando un Eurostar da Milano a Roma e lasciandolo fermo in stazione a Bologna per due ore: anche quest’Eurostar era pieno di lavoratori e il tempo è importante per tutti.

Io non riesco ad essere d’accordo con queste modalità di protesta, non riesco a concepire che qualsiasi tipo di istanza, anche la più sacrosanta abbia come esito finale il blocco di un pubblico servizio perché stiamo sempre più
spesso assistendo al fatto che chiunque ha una battaglia da combattere - per quanto giusta e sacrosanta - va e blocca i binari, va e blocca le ferrovie.

Già le ferrovie hanno mille problemi e lo abbiamo visto, però ritengo che questo modo di operare sia effettivamente negativo e ritengo che un’azienda seria che voglia governare il proprio processo produttivo, e Trenitalia deve avere assolutamente la possibilità di sanzionare comportamenti come quello tenuto da questo avoratore, mi dispiace in questo senso essere impossibilitato a dare un voto di sostegno a questo ordine el giorno, non voglio neanche darlo contrario, personalmente dichiaro la mia astensione.

Intervento del 21 marzo sull'Accordo Territoriale per l'Ambito Produttivo sovracomunale "Martignone".


CONSIGLIERE DE PASQUALE: 

Grazie Presidente e colleghi.  Faccio anch’io un intervento che vuole anche farsi carico di alcune delle osservazioni che ho sentito fare fino adesso. 
Io come presidente della quarta commissione ho avuto l’opportunità di vedere illustrati i contenuti di questo accordo già appunto tre settimane fa, quindi mi sembra che il tempo trascorso abbia consentito a tutti, almeno i colleghi in Provincia, di riuscire ad approfondire anche parlando con i territori quelli che potevano essere le opportunità e i punti critici di questo accordo.

La prima nota la faccio sul genere letterario: noi stiamo parlando di un accordo territoriale non di un piano particolareggiato, quindi è chiaro che l’accordo territoriale in sé non ha facoltà di garantire un buon esito finale, diciamo un buon esito edilizio. Perché l'accordo territoriale fissa dei paletti e degli obiettivi, mi pare che in questo caso i paletti e gli obiettivi siano diciamo una condizione certamente non sufficiente ma necessaria per un buon esito.

Voglio dire che l’atto che oggi andiamo ad approvare non è di per sé sufficiente a farci arrivare, se rimaniamo tutti passivi, a un buon risultato, ma è certamente un passo importante che non mi sembra contraddire quelli che sono gli obiettivi che citava per ultimo anche Finotti, cioè una maggiore vivibilità di quell’area per chi vi abita ma anche, l’ha ricordato Donini ma non è il solo, la competitività produttiva dei nostri territori, perché sono due realtà che vanno portate avanti insieme e vanno compensate. Quindi il primo punto che vorrei sottolineare, come ho detto, è che il genere è tale per cui alcuni livelli di dettaglio non possono essere obiettivamente compresi in questo atto. 

Il secondo punto è quello della coerenza con il PTCP.  Ora mi sono un po’ stupito dal fatto che, se non ho capito male (io non c’ero negli scorsi mandati), l’opposizione fondamentale da parte delle minoranze al PTCP era che era troppo vincolistico e punitivo nei confronti delle realtà produttive, mentre mi sembra che l’obiezione di oggi sia opposta, cioè che in questo caso la maggioranza sta allargando troppo i cordoni della borsa, concede di fare cose senza controllare abbastanza, è troppo lauta diciamo e liberale nei confronti delle realtà produttive che vorranno insediarsi lì.

Beh, insomma, se fosse per questo allora saremmo migliorati... Il concetto che mi sembra vero, è che abbiamo un problema obiettivo di dispersione degli insediamenti produttivi. Quando io mi dico soddisfatto della coerenza di questo atto con il PTCP, non è perché inseguo un'astratta coerenza burocratica con un atto, ma è perché ci sono dei problemi reali e tangibili.
Il primo di questi  appunto è il fatto che abbiano più di duecento insediamenti produttivi in provincia, sparsi, frammentati. Questo produce un traffico, anche a danno proprio degli abitanti cioè degli insediamenti residenziali, che invece sarebbe assolutamente evitabile con una concentrazione di questi poli produttivi in quei famosi ambiti di sviluppo che sono poche decine che il PTC prevede, quindi si dice: anziché lasciare proliferare le fabbriche ovunque, cerchiamo di farle solo in luoghi che possono essere adeguatamente serviti dalle infrastrutture.

Su questo, il Martignone, sulla carta ha tutti gli elementi per esserlo, e dico sulla carta perché è chiaro che dalla carta alla realtà ci vuole ancora un grosso sforzo.  E di questo siamo tutti consapevoli, l’Assessore Venturi per primo, l’ha detto, l’ha detto in commissione e detto anche oggi.

Quindi, uno dei motivi per dire di sì, è che la concentrazione dei poli produttivi ci serve, ci serve ad avere un territorio migliore per chi ci abita, per fare passare il traffico merci e i camion fuori dagli abitati e anche per chi deve lavorare, perché la competitività di un territorio deriva anche dal fatto di avere la possibilità di offrire alle imprese certi servizi in maniera comune, collettiva. E’ chiaro che  chi ha tante fabbriche sparse ognuna sorta dove pareva al proprietario, questo è impossibile da dare; quando invece abbiamo la possibilità di concentrarli,  riusciamo a fare degli interventi positivi sia sul lato della mitigazione ambientale, e qui l’Assessore citava le aree produttive ecologicamente attrezzate, che sono possibili solo laddove abbiamo una massa critica di insediamenti produttivi notevole; sia appunto la competitività stessa di quel territorio che può offrire capacità insediativa ad aziende di una certa dimensione. 

Infine, ultimo punto che mi sembra importante a questo livello di discussione, è il discorso del nuovo casello autostradale di Crespellano. 
Ora, io domando anche ai critici - che è bene che ci siano, perché se si riesce a fare una buona urbanistica è perché ci sono degli spiriti critici che sollevano continuamente obiezioni, e quindi in questo è importante che tutti, anche i consiglieri comunali che sono intervenuti, possano effettivamente dire la loro -... Però dico, se c’è un luogo dove espandere insediamenti produttivi, questo non è forse il luogo più vicino e più prossimo a un casello autostradale? Poiché lì è in progetto – e sappiamo che verrà fatto – il nuovo casello autostradale di Crespellano, che dista 2 km da questo luogo insediamento del Martignone, ritengo che l’opportunità ci sia oggettivamente, al di là delle idee che possiamo avere.

Cioè, o noi dichiariamo che non si fa più sviluppo e non si insediano nuove fabbriche; ma se nuove fabbriche le vogliamo insediare e dobbiamo decidere dove, credo che i luoghi più prossimi alle uscite autostradali siano quelli più vocati, proprio per evitare che i camion che devono raggiungere e ripartire dalle fabbriche passino in mezzo alle case, come oggi accade. 

Ci sono però delle criticità, e di queste ci facciamo carico, la maggioranza e l’Assessore per primo, anch’io. Cioè, non è vero che tutto va bene, non è che con questo atto noi abbiamo risolto tutto, noi con questo atto creiamo le premesse perché si possano trovare delle soluzioni perché nell’accordo c’è scritto che bisogna risolvere il problema stradale, quindi la nuova strada di collegamento con il casello verso la Bazzanese, e la variante alla via Emilia, contestualmente non dopo.

E su questo credo che la Provincia, il Consiglio e la Giunta, abbia un dovere di vigilanza forte. Quindi non è che da oggi in avanti, approvato – come mi auguro – questo accordo, noi andiamo a casa e siamo contenti: noi da oggi – approvato questo accordo – teniamo gli occhi puntati su quello che accade in quei territori, perché è verissimo, come hanno già detto esponenti della maggioranza e della minoranza, che non deve accadere che vada avanti questo polo prima che siano risolti i nodi stradali, ma a me sembra che proprio questo accordo costituisca un’opportunità per risolvere i nodi stradali, perché, se è vero che non tutti i nodi stradali possono essere a carico degli attuatori (per esempio il nuovo casello è obiettivamente una cosa che va fatta con risorse diverse), molte altre ricuciture delle strade del territorio possono essere fatte proprio nell’ambito di questo accordo. 

Quindi, concludendo, io ritengo che per quanto possa essere stata anomala questa presenza di membri dei consigli comunali e sindaci del nostro territorio, non sia negativo questo dialogo, credo che l’informazione sia positiva, credo che quei cittadini che sono molto preoccupati e di cui ci dava conto un consigliere che ha parlato prima, sarebbero solo rassicurati da un migliore approfondimento dei contenuti di questo accordo, perché va nella direzione che loro per primi auspicano, cioè quello di levare i camion da davanti a casa loro, dalle loro scuole e dalle loro piazze e zone residenziali. 

Quindi, per quanto possa essere anomalo, a me non dispiace che sia avvenuto questo, cioè che ci sia stato questo confronto e questo maggiore contatto con il territorio, anche in una sede che solitamente quella del Consiglio è deputata ad altro: d’altronde con la stessa mia commissione stiamo facendo molte commissioni proprio andando sui territori. 
Quindi, in questo mi sembra che siamo dentro al nostro ruolo di consiglieri provinciali. 

Uno sguardo agli appunti per vedere se dimenticavo qualcosa, ma direi fondamentalmente di no. Certo le preoccupazioni che il territorio esprime sono tante e sono trasversali, e di questo ne do atto ad alcuni che hanno parlato, perché la paura appunto che si vada avanti con un nuovo aggravio di capacità attrattive di quel territorio cioè con nuove automobili, un nuovo traffico, che si aggiunge sull’attuale viabilità, sarebbe una disgrazia che tutti vogliamo evitare, ma appunto per leggere l’accordo è esattamente questo l’obiettivo che si vuole raggiungere, cioè quello di avere un miglioramento della viabilità. 

Ultima nota sulla Bazzanese. La Nuova Bazzanese è una preoccupazione forte, ne stiamo parlando da tempo. Non so, e non mi sembra, che sia il caso che venga espressamente citato in questo accordo perché mi sembra riguardare un altro ambito territoriale, ma se si trattasse di affermare che la Provincia di Bologna, la Giunta, e ancora di più certamente il Consiglio nella commissione che io rappresento, è interessata alla Nuova Bazzanese, anzi, vede la Nuova Bazzanese come prioritaria e come opera da portare avanti contestualmente al nuovo casello di Crespellano, che non può partire senza la Nuova Bazzanese, non ci sarebbe nessun problema, l’abbiamo sempre detto, affermato e scritto in qualsiasi sede. Per cui non credo che si possa dire che questo accordo intende volutamente dimenticare il tema della Nuova Bazzanese.
 

Intervento del 28 febbraio sull'ordine del giorno (presentato dalle consigliere DS) di critica rispetto alle motivazioni della sentenza della III sezione Penale della Corte di Cassazione del 20 gennaio 2006 riguardo la minore gravità di un reato di violenza sessuale verso una minorenne in quanto la vittima aveva già avuto esperienze sessuali.


Io voglio esprimere il mio pieno sostegno a questa iniziativa delle colleghe, in particolare faccio due riflessioni, una diciamo di carattere culturale e una legata all’ambiente sociale nel quale questo episodio, a cui si riferisce l’ordine del giorno, si è realizzato. Ma credo che si tratti però di riflessioni che vanno un po’ più in largo perché gli episodi, come ricordava la collega Zanotti, gli episodi di molestia, di violenza sessuale o di tentata violenza, sono veramente all’ordine del giorno, quasi che si trovassimo di fronte ad una concezione del sesso come ad un self service, dove, insomma, ci si può servire da soli.

Questo mi allarma molto, mi preoccupa molto, in particolare la cosa che più mi deprime come italiano e come maschio di quanto ho capito da questa sentenza, è che effettivamente sembra descrivere, quello che è stato un atteggiamento difensivo di "riduzione del danno", potremmo dire, da parte di questa sfortunatissima ragazzina, come un elemento di... come dire... assenso, di consenso al rapporto.

Bene, in questo allora dovrei dire che forse dobbiamo rivedere un po’ il nostro concetto di libertà con cui una persona può dire sì o può dire no ad una certa offerta, perché la libertà di una persona, di quella ragazzina in particolare e di ciascuno di noi in generale, è strettamente legata alle opzioni che ha davanti e obiettivamente in un ambiente con questo tipo di degrado,
dove evidentemente è considerato naturale "soddisfare" (tra virgolette) il bisogno di un maschio più forte, bene, effettivamente, allora si può considerare consenziente la scelta di una povera e piccola persona che per proteggersi e per limitare il danno dice è meglio questa che quell’altra cosa. 

Però qui siamo veramente ad uno slittamento dei significati delle parole che mi fa paura, mi fa molta paura, perché cosa c’è di consenziente, cosa c’è di libero, cosa c’è di libertà di scelta in questo?

La seconda riflessione e vado veloce è di carattere culturale, io sono già stato definito da qualche collega amichevolmente un po’ moralista, forse anche un po’ bacchettone (questo me lo dico da solo), però obiettivamente vedo molte analogie fra questa concezione della sessualità e del corpo della donna come oggetto di consumo, che si leggono purtroppo in questi episodi di cronaca nera, e una certa concezione che viene veicolata però a livelli anche un po’ più raffinati, no? Parlo della pubblicità, parlo anche di una certa letteratura, filmografia, dove in sostanza è questo l’elemento che io vedo comune, si trasmette l’idea, diciamo, della relazione sessuale, anzi non relazione, ma dell’atto sessuale come di un elemento appunto di consumo, in cui c’è una parte che richiede una prestazione ed un’altra che più o meno volontariamente, più o meno liberamente è tenuta a darla.

Io mi fermo qui dico però che probabilmente non è questione di visioni, diciamo, di carattere religioso o laico, ma è questione di semplice umanesimo e umanità, il fatto di diventare un po’ vigili anche davanti a questi segnali, a questi messaggi, perché ritengo che alla concezione della sessualità come una relazione non possiamo rinunciare da qualsiasi provenienza culturale proveniamo e come politici e come cittadini in generale. Grazie.

Intervento del 28 febbraio su un ordine del giorno presentato dal consigliere Leporati sulla legge 194 teso a chiedere alla Provincia di esprimersi verso la Regione contro l'uso della pillola RU486.


Grazie Presidente, sarò molto breve per dire che innanzitutto mi riconosco pienamente nelle regioni e nelle argomentazioni che ha più che adeguatamente espresso il collega Zaniboni. Vorrei aggiungere anche questo rispetto alle ultime cose che ho sentito, io dieci anni fa mi occupai da direttore di un giornalino di questo tema e ci accorgemmo di essere di fronte a due dogmatismi contrapposti, parlo dell’aborto e della 194.

Se salto 10 anni e vengo in questo Consiglio una settimana fa che abbiamo discusso e approvato un ordine del giorno sempre riguardante questo tema dove c’è una fortissima focalizzazione sull’elemento prevenzione e dove la dignità e i diritti della donna sono giocati su un piano decisamente più alto rispetto al semplice diritto di chiedere a un certo punto l’interruzione della gravidanza.

Dove tutti abbiamo espresso il concetto che nessuno è contento dell’aborto e nessuno può definirsi abortista nel senso di entusiasta di questa possibilità e via di uscita, ma tutto quello che abbiamo detto, poi è stato scritto adeguatamente in quest’ordine del giorno, io credo che abbiamo fatto grossissimi passi avanti tra cattolici, e qua io mi riconosco cattolico, e laici, come persone che non riescono a condividere o non vogliono condividere una certa visione dell’uomo che va oltre una certa esperienza diretta.

Io dichiaro anche questo, a chi come i colleghi che stanno alla mia sinistra hanno citato più volte le ragioni dei cattolici in questa materia, io ritengo che in una società laica come la nostra noi cattolici ben lungi dal doverci nascondere dobbiamo però essere capaci di condurre una battaglia culturale tesa alla persuasione di chi non la pensa come noi, persuasione intorno a quello che può essere un vero bene, un vero vantaggio della donna, della società e di noi tutti.

Ritengo che il passo avanti fatto con l’ordine del giorno approvato a maggioranza la scorsa settimana sulla 194 sia un passo fondamentale che ci porta veramente lontano e più avanti rispetto alle contrapposizioni ideologiche a cui ahimè io mi ero abituato e avevo dovuto constatare dolorosamente. Vorrei che quindi anche il passaggio di oggi non fosse vissuto per tornare indietro ma ci consentisse di continuare a discutere di come migliorare le condizioni di vita delle persone, delle famiglie, delle donne senza usare questi argomenti come delle clave elettorali. Pertanto ribadisco la piena concordanza mia e dell’intero gruppo con la posizione espressa da Zaniboni e ascolto volentieri il procedere del dibattito.

Intervento del 21 febbraio sulla convenzione con il comune di Loiano per la realizzazione di scarpate per il ripristino della strada "lungo Savena"


Grazie Presidente, per dichiarare la mia soddisfazione e ne approfitto anche il voto favorevole del mio gruppo a questa delibera, in quanto ho avuto occasione di approfondirla anche con molti dei colleghi, qui presenti, in Commissione e intanto questo passaggio va, come dire, a concludere o quantomeno a fare un passo avanti rispetto al grande tema della riapertura della strada di collegamento Fondo Savena, che tanto diciamo, la cui chiusura dovuta a questa frana, ha tanto danneggiato i territori di montagna della zona tra Monzuno, Monghidoro e Loiano.

Noi abbiamo potuto seguire con la Commissione sia la prima analisi del problema, sia adesso una prima importante soluzione, non mi addentro ora, perché stanno in Commissione tutti, diciamo, gli elementi di approfondimento tecnico che abbiamo potuto valutare, mi sembra però come
 giudizio sintetico di poter dire che, la soluzione alla quale si sta lavorando e che con questa convenzione andiamo ad approvare, è una soluzione di buon senso, che permette cioè di riaprire la strada in tempi abbastanza brevi, brevi tenuto conto che si parla di montagne crollate, quindi non sono tempi di giorni, però insomma alcuni mesi di lavoro e dovremmo averla riaperta e con una scelta che pur non mettendoci al riparo da eventuali ripetersi di fenomeni di danno che insomma quel tipo di terreno molto mobile, con una frana che lo ricordiamo è attiva addirittura dal 1300, può sempre, insomma, possono sempre accadere, ma certamente però di fare un deciso passo avanti anche come sicurezza del tracciato, perché con quei lavori che si deliberano oggi nel contesto più ampio di interventi curati dalla Provincia e dalla Regione, il tracciato della strada verrà un po’ spostato, un po’ rialzato, in modo che anche eventuali ripetersi di fenomeno franosi non dovrebbero più, come dire, travolgere con rapidità e con violenza il percorso stradale, perché ricordiamoci che questa volta è andata bene, nel senso che la frana è avvenuta di notte e non c’era nessuna macchina che ci è rimasta sotto, però uno degli elementi importanti di cui dovevamo tenere conto, era non solo riaprire il traffico perché si possa ritornare a comunicare rapidamente con queste aree di montagna, ma anche farlo in modo che non possa più accadere, o comunque si minimizzi il rischio che una frana piombi improvvisamente sul percorso stradale con i rischi appunto di fare di fare vittime, che abbiamo corso anche l’ultima volta.

Quindi, molto apprezzamento per il lavoro fatto, mi sembra un ottimo, quindi un ottimo compromesso tra fattibilità e sicurezza e concludo auspicando anche, come dire, un sostegno unanime da parte del Consiglio, date che le premesse in Commissione per questo sostegno unanime mi pareva che ci fossero. Grazie.

Intervento del 14 febbraio a presentazione dell'ordine del giorno sulla necessità di pervenire ad una gestione unitaria e locale dei servizi ferroviari subregionali.


(intervenendo a presentazione dell’ordine del giorno, subito dopo avere appreso che è stato presentato un emendamento in calce al documento licenziato dalla Commissione).
 
Bene, grazie. No, sono contento che ci sia stato un ulteriore lavoro, diciamo l’ho appreso adesso, ma da quel che ho ascoltato, mi sembra che vada nella direzione di quanto abbiamo finora prodotto insieme. Sono breve per dire, intanto della soddisfazione del lavoro svolto perché davanti ad un tema concreto, che è sotto gli occhi di tutti ed anche nei suoi aspetti drammatici, che sono appunto i disagi che patiscono ogni giorno gli utenti delle Ferrovie locali, abbiamo saputo badare al sodo e arrivare ad un testo condiviso, se non abbiamo sorprese, direi da tutte le forze politiche rappresentate in quest’aula: e questo è il primo fatto positivo di cui ringrazio innanzi tutto i colleghi e anche la Giunta che nella persona dell’Assessore Venturi ci ha aiutati appunto a definire un testo che fosse efficace da un lato e condiviso dall’altro.
 
Il secondo punto che vorrei sottolineare è di merito, cioè noi stiamo verificando e toccando con mano quelli che sono i gravi problemi di gestione delle Ferrovie locali, lo stiamo facendo come Commissione, andando appunto a sperimentare come si svolge il servizio su tutti gli otto bracci, ormai siamo verso la fine, lo facciamo ascoltando le Amministrazioni comunali che ci rappresentano i disagi dei loro cittadini e anche delle proposte, spesso migliorative, apparentemente anche attuabili con poco, non sempre legate ad infrastrutture che verranno soltanto in un lontano futuro. E ci stiamo però rendendo conto, almeno io personalmente mi sto rendendo conto, come il tema gestionale e quindi il soggetto gestore sia centrale in questa partita.
 
Dico questo perché, è evidente a tutti come gestioni separate e che hanno, diciamo così la mission aziendale lontana da Bologna, non rendono possibile un effettivo miglioramento del servizio, cito l’ultimo episodio a cui siamo stati spettatori, cioè l’incontro fatto a San Pietro in Casale con gli Amministratori della linea Bologna – Padova, dove ci veniva rappresentata l’assurdità di alcune collocazioni di orari, che è totalmente spiegabile …(scusate, ho la debolezza che mi distraggo, vi chiedo silenzio...) dicevo l’ultimo episodio è legato al fatto che ci veniva rappresentata come la difficoltà di avere degli orari, un cadenzamento orario utile per gli abitanti dei nostri Comuni e del nostro territorio, è dovuto al fatto che i treni sono concepiti per collegare le città, quindi Padova, Verona con Bologna e le fermate che fanno, negli orari in cui le fanno sono una cosa secondaria in questa pianificazione. Da qui poi tanti altri problemi di mancata integrazione tariffaria, di mancato collegamento tra gomma e ferro, perché abbiamo corriere che partono un minuto prima che arrivi il treno e quindi chi aveva puntato in una coincidenza rimane lì poveretto e allora il giorno dopo riprende l’automobile privata con tutti i problemi di inquinamento e di congestione che sappiamo.

 
Allora, per concludere, ritengo importante che questo organo, questa istituzione, si esprima con decisione a favore di una gestione unitaria e locale delle ferrovie sub regionali, ritengo che si possa allegare anche, personalmente almeno questo emendamento che mi trovo adesso, ma che trovo coerente con il resto del testo. Se ci sono poi volontà di approfondimento sono a disposizione naturalmente per rispondere su come è stato costruito quest’ordine del giorno. Vi ringrazio.
 
(segue il dibattito in Consiglio)
 
CONSIGLIERE DE PASQUALE:
(intervenendo in sede di dichiarazione di voto, per provare a salvare l’unanimità del voto).
 
Grazie. Ringrazio il collega Gianni Zaniboni che mi lascia l'opportunità di parlare in dichiarazione di voto, per tornare sul tema che ha caratterizzato gli ultimi interventi.
 
Allora, anche io, l’ho detto anche in un primo intervento, che sono rimasto sorpreso per, diciamo, i tempi di presentazione di questo emendamento,e con ciò mi faccio carico di quanto è stato affermato dal collega Venturi, perché effettivamente abbiamo lasciato lì la cosa per un po’ di tempo. Però mi viene anche da aggiungere: le idee, purché siano buone, va bene anche se arrivano un po’ in extremis, e voglio ricordare qui che questo tema, cioè il tema della gestione degli spazi legati al servizio ferroviario, è venuto fuori con molta forza anche proprio nell’ultima Commissione che abbiamo fatto… (in quel momento la presidente Draghetti si avvicina ai due consiglieri che avevano dichiarato di non votare l’emendamento, e ai quali mi stavo appunto rivolgendo io).
 
Adesso non pretendo di avere l’attenzione dei Consiglieri a cui mi rivolgo perché c’è tanto di Presidente in mezzo, però adesso magari, dicevo il tema in realtà non è a mio giudizio disgiunto, come prima il Consigliere Lenzi diceva, perché fa parte comunque del fatto di avvicinare al territorio la responsabilità di come funzionano le cose, anche diversi Amministratori incontrati appunto venerdì in rappresentanza di sei diversi Comuni della zona di San Pietro in Casale, San Giorgio di Piano e Argelato Bentivoglio, Castel Maggiore, Galliera, dicevano appunto come il cattivo stato di manutenzione e quindi di esercizio dei locali intorno alle fermate ferroviarie, costituisce un grave problema per l’utenza, soprattutto per l’utenza più debole e anziana.
 
Quindi, in questa prospettiva, l’idea di farci promotori di un maggior protagonismo delle Amministrazioni Locali per questo, non lo vedo come un’aggiunta posticcia, ma la vedo come un corollario coerente con lo spirito del nostro ordine del giorno, poi si può sempre fare meglio e con questo do ragione appunto a Lenzi e a Venturi quando dicono che se le cose venivano magari presentate prima era meglio, però mi sento davvero in coscienza ed in coerenza con quanto abbiamo fatto fino a adesso, di potere dire che questo emendamento va nella direzione giusta. Pertanto mi rimetto poi alla sapienza procedurale, formale del Presidente Cevenini per quanto riguarda la votazione, diciamo, di questo atto così emendato, ma dichiaro ovviamente il voto favorevole del nostro gruppo a favore dell’ordine del giorno e dell’emendamento che è stato presentato.
 
 

Intervento del 24 gennaio sull'Accordo Stralcio per lo sviluppo edilizio dell'Università di Bologna nell'area CNR-Navile.


CONSIGLIERE DE PASQUALE:

Grazie Presidente, grazie colleghi Consiglieri, solo per dichiarare il voto favorevole del gruppo Democrazia e Libertà, la Margherita, a questa delibera che abbiamo potuto approfondire in Commissione e che ci è sembrata degna appunto di un pieno appoggio e pieno apprezzamento, soprattutto perché questo atto si inserisce, c’è stato spiegato, in una considerazione molto più generale e diciamo complessiva del governo del territorio a livello cittadino e provinciale, non sto qui a ripetere nessuna delle motivazioni che ci sono state sottoposte…

PRESIDENTE:
Consigliere io la devo interrompere, perché ho fatto un errore di comunicazione, l’Assessore era qui vicino, io pensavo fosse ancora lontano, gli do la parola, ma è giusto così.

(... intervento dell'assessore Venturi)

PRESIDENTE:
Grazie, la parola al Consigliere De Pasquale, scusandomi anche con lui.

CONSIGLIERE DE PASQUALE:
Niente, nessun bisogno di scuse e concludo dicendo appunto che siamo stati, almeno personalmente, sono stato colpito dalla vastità delle ragioni che sono state presentate a giustificazione di questo accordo, di questa delibera, in particolare, dicevo, senza assolutamente entrare nel merito, è una dichiarazione di voto, mi piace però sottolineare a tutto il Consiglio, ed anche, quindi, magari a coloro che non erano presenti nella mia
Commissione, in particolare l’attenzione che è stata portata sul tema dell’accessibilità ferroviaria, per cui qui parliamo di popolazione universitaria e parliamo quindi di accessi di massa, numericamente importanti ed è stato
fatto un lavoro che giudico veramente prezioso e da ripetere, diciamo, in qualsiasi altra situazione di insediamento, per davvero creare le premesse per avere meno traffico, meno inquinamento, più mobilità ferroviaria.

Quindi, con questo, mi auguro anche, appunto, come ha già detto l’Assessore, che il lavoro fatto in Commissione permetta una considerazione serena di questa delibera e quindi il più possibile un voto unanime condiviso, ma ascolterò appunto anche il prosieguo degli interventi dei colleghi di Maggioranza e di Minoranza. Grazie.

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