Andrea De Pasquale

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Bologna e dintorni, 13 ottobre 2010


Cari amici,

ritorno dopo la pausa estiva alle mie note periodiche sugli eventi politici di Bologna e dintorni (trovate le precedenti sul mio sito). Rammento che per non ricevere questi messaggi è sufficiente chiedermi la cancellazione da questa lista, mentre se avete amici interessati segnalatemi la loro e-mail. Quattro gli argomenti di questa nota:

1) SIRIO SPENTO ALLE 10: COMMERCIANTI FELICI?
2) LA DIREZIONE 18 SETTEMBRE: QUALCOSA SI MUOVE NEL PD (MENO NELLA STAMPA...)
3) LA DIREZIONE DEL 5 OTTOBRE: BLITZ SUI TEMI ETICI. CATTOLICI IMMATURI?
4) PRIMARIE, SI PARTE (ABBASTANZA BENE).

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1) SIRIO SPENTO ALLE 18: COMMERCIANTI FELICI?

Durante i mesi estivi si è sperimentata l'apertura del centro storico al traffico privato dalle 18.00 alle 20.00. Tra i promotori di questa sperimentazione, le associazioni dei commercianti. La stampa locale ha sottolineato la scarsa consistenza del traffico aggiuntivo: pochi veicoli in più al giorno. Ma il punto politico secondo me è un altro: il traffico porta vendite? Abbiamo conferma dai commercianti di una differenza positiva in termini di buoni affari, tra le 18 e le 20? Perché personalmente preferisco di molto le zone pedonalizzate, più silenziose e rilassanti, e inclini allo shopping, mentre se c'è una cosa che mi allontana è il caos, il rumore che impedisce di comunicare, la tensione del dover stare attenti alle macchine e agli scooter che ti sfiorano. Non è che, facendo un bilancio tra traffico e affari, la sperimentazione abbia dato esito negativo anche sul versante degli affari, oltre che su quello della qualità dell'aria? Su questo mi aspettavo chiarezza dalle associazioni promotrici della sperimentazione. E invece, silenzio. Vorrei che il PD facesse ad ASCOM questa domanda: avete venduto di più, sì o no?

2) LA DIREZIONE 18 SETTEMBRE: QUALCOSA SI MUOVE NEL PD (MENO NELLA STAMPA...)

Lo scorso 18 settembre si è riunita per la prima volta la nuova Direzione Provinciale del PD di Bologna. Ovvero quell'organo che negli anni scorsi non ha diretto, ma semplicemente avallato decisioni prese nell'esecutivo (il gruppo di dirigenti scelto dal segretario), a motivo anche del numero eccessivo dei suoi componenti (oltre 500), che noi del gruppo "Un Nuovo PD per Bologna" volevamo ridurre a 50 (per consentire una discussione vera e quindi una effettiva "direzione" politica), e che la mozione vincitrice del congresso, quella di Raffaele Donini, voleva costituita da 100 membri. Alla prima riunione il segretario ha proposto un allargamento, al quale ci siamo opposti per coerenza con le ragioni di cui sopra, e che è stato approvato (sia pure con una maggioranza inferiore al rapporto 1 a 4 proprio delle mozioni congressuali) portando l'attuale direzione intorno ai 150 membri, tra nominati, eletti, membri di diritto e invitati.

Nonostante la pulsione a ritornare all'idea di una Direzione che "non si nega a nessuno", col rischio di riportare nell'esecutivo (i 10 collaboratori di nomina fiduciaria del segretario che intanto sono diventati 15) il vero momento decisionale, si è percepita tuttavia una maggiore snellezza rispetto all'elefantiasi del passato. Tanto che il 18 settembre appunto, dopo che il segretario Donini ha proposto come presidente della Direzione proprio il suo contendente alla segreteria, ovvero Piergiorgio Licciardello, si è sviluppata una discussione aperta e agile, come sinceramente non ricordo sia avvenuto nei 3 anni di vita del PD. Questo certamente grazie al numero più ridotto e alla conduzione di Piergiorgio che ha fatto rigidamente rispettare i tempi (6 minuti a intervento), consentendo a ben 36 persone di prendere la parola.

Non riesco a trascrivere in modo intellegibile gli appunti di tutti gli interventi che si sono succeduti per circa 4 ore. Dico solo che nella maggioranza di questi ho sentito riemergere passione e idee, anche interessanti (tra cui, per fare qualche esempio: lotta all'evasione fiscale su scala comunale; consultazione dei territori intorno a Bologna sul programma amministrativo del capoluogo, in coerenza con la volontà di fare la Città Metropolitana; trasparenza su come spendiamo il denaro dei cittadini; alleanza enti locali - uffici giudiziari per smaltire le cause civili, zavorra insostenibile per l'economia del territorio; bisogno di rimettere in discussione Hera, le ASP, ecc.)

Unica nota stonata è stata la stampa. Lo dico per la prima volta, avendo finora apprezzato la volontà di fare cronaca anche dei conflitti e delle divergenze interne all'area politica nella quale da 16 anni mi impegno. E avendo sempre preferito la trasparenza, quindi l'apertura ai cronisti, di ogni momento di discussione e di decisione per la comunità civile.

Invece questa volta, leggendo domenica 19 settembre sui giornali di un partito frantumato, con tutti contro tutti, ho fatto una riflessione diversa. Che suona più o meno così: anche la stampa talvolta scivola nei cliché, si rifugia negli schemi di comodo, tende a replicare mappe cognitive facili ma incapaci di cogliere la realtà. Sì, perché se parole come Democrazia e Democratico hanno un senso, sabato 18 settembre quel senso è stato praticato, nel confronto di idee e di proposte.

Se invece i giornalisti per primi non credono al confronto, convinti che la politica è solo esercizio di potere condito di tatticismo, ecco spiegate le cronache per cui votare equivale a spaccasi, criticare equivale a sfiduciare, chiedere di approfondire equivale a liquidare come privo di valore un documento. E dove solo il silenzio-assenso sarebbe segno di unità politica.

Cari colleghi giornalisti (perché in fondo alla tasca della giacca, e del cuore, ho anch'io un tesserino da pubblicista), se voi per primi cedete al modello padronale della politica, dove la discussione è di per sé sinonimo di divisione e guerra interna (ma il 18 sera abbiamo chiuso con una votazione unanime, che però non è stata raccontata), allora sarà difficile qualsiasi speranza di cambiamento. Se voi per primi, che formate l'opinione dei cittadini, anziché riconoscere e raccontare un momento di democrazia e di formazione pensiero politico, celebrate di fatto la nostalgia di organi di semplice e acritica ratifica di decisioni prese altrove, allora la strada del rinnovamento democratico e della partecipazione è davvero in salita. 

L'aspetto positivo di questa "narrazione in bianco e nero" è che ha spinto il segretario Donini ad accettare la proposta di Licciardello di riprendere e pubblicare su web le sedute della Direzione, per consentire ai cittadini di farsi un'idea autonoma su come il PD lavori.

Gli innumerevoli difetti del mio partito infatti non mi impediscono di rilevare che nel panorama politico nazionale è l'unico finora a darsi strumenti di partecipazione e confronto democratico, come è stato il congresso, come è la Direzione, come saranno le primarie. Fuori dal PD chi sta facendo altrettanto?

3) LA DIREZIONE DEL 5 OTTOBRE: BLITZ SUI TEMI ETICI. CATTOLICI IMMATURI?


La Direzione si è riunita una seconda volta il 5 ottobre, per la presentazione e votazione del documento programmatico concordato con le forze della sinistra (trovate il testo al link:http://www.pdbologna.org/images/stories/linee%20progr_%20centrosinistra%20BO%2001-10.pdf)

Ciò che più colpisce leggendolo è l'alternarsi di affermazioni di principio generiche e dettagli operativi fin troppo concreti. Con prese di posizione nuove, di cui non c'era traccia nel documento precedente (quello approvato il 18 settembre, che sul sito PD non riesco più a trovare).

Il testo viene presentato come un punto di mediazione faticosamente trovato con gli alleati, quindi non modificabile. Strana procedura: si approva una cornice larga e generica (il 18 settembre), si va a una trattativa, si torna con una lista della spesa intoccabile, mentre sui giornali proprio gli alleati dichiarano di tenersi le mani libere. La stranezza viene almeno in parte risolta, a mio giudizio, ascoltando interenti come quelli di Daniela Vannini e Andrea De Maria: si fa finta che siano stati gli alleati a imporre contenuti cari a una certa componente, per risparmiare a questa la fatica del dibattito interno. Questa almeno la mia impressione.

Penso soprattutto ai temi presentati al punto 10, dove sotto il titolo "PROMUOVERE I DIRITTI DI CITTADINANZA E LA DEMOCRAZIA PARTECIPATA" si legge (le sottolineature sono mie):

"Vogliamo una città che contrasti le discriminazioni fondate sul sesso, l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, le disabilità, l'età, l’orientamento sessuale, l’identità di genere e ogni altra condizione personale o sociale. La promozione della parità di genere è un nostro impegno preciso. Bologna deve mantenersi in prima fila nel contrasto alla violenza sulle donne, rafforzando e rinnovando gli strumenti di controllo a ogni forma di violenza alle donne e ai minori.

Va riattivato e valorizzato l’Ufficio per le Politiche delle Differenze con il Servizio Lgbt. Ribadiamo la scelta del Comune di Bologna di rilasciare un Attestato anagrafico alle famiglie legate da vincoli affettivi. Vogliamo rafforzare l’impegno di Bologna nella Rete degli enti locali contro le discriminazioni verso lesbiche, gay, bisessuali e transgender e nella Rete europea delle città contro il razzismo.

La laicità delle decisioni amministrative deve essere la cornice in cui garantire, all’interno dei principi costituzionali, la pluralità di valori e stili di vita, la libertà di religione e di culto come la libertà di non credere, assicurando su un piano di uguaglianza la convivenza fra tutti i cittadini.
Renderemo finalmente operativo il Registro delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento (DAT) già istituito dal Comune di Bologna"
.

Declinare temi importanti come il contrasto alle discriminazioni e la laicità esclusivamente come assunzione delle istanze lesbiche, gay e transgender, e come attuazione del registro dei DAT (con quel "finalmente" rivelatore, quasi liberatorio), cioè riducendoli a bandiere identitarie di sapore laicista, mi è sembrato eccessivo e sbagliato. Ho creduto giusto allora fare un mio intervento, che trovate qui:
http://www.youtube.com/watch?v=4stWXcdNK70 e quindi astenermi nella votazione finale (insieme ad altri 7, su circa 40 presenti in quel momento). 

Il giorno dopo mi chiama l'agenzia DIRE per un'intervista telefonica, da cui ricava questo dispaccio: http://www.oggibologna.it/politica/81-bologna/1944-centrosinistra-bologna-qstrabismo-filo-gayq-otto-pd-astenuti.html

Interessanti le reazioni di cui mi giunge l'eco nei giorni successivi (via Facebook soprattutto): si parla riguardo a me di "preoccupante mancanza di rispetto e di laicità", di "ignoranza della Carta di Nizza",  di "regressione rispetto a conquiste di civiltà".

A tali zelanti "catechisti laici" faccio notare, serenamente e pacatamente, che io non ho messo in discussione le DAT, ma la loro collocazione nel capoverso dedicato alla Laicità, come unica declinazione di questo principio. Tale collocazione è evidentemente una scelta ideologica. Ho proposto di spostare le DAT nell'ampio alveo del capitolo dedicato al Welfare, alla cura dei deboli e al sostegno a malati e anziani, perché solo in quel contesto (di solidarietà, di aiuto) ha senso, come opzione finale, la libertà di autodeterminarsi rifiutando le cure. Diversamente, diventa spinta all'abbandono terapeutico, anticamera di un orizzonte di solitudine. A questa richiesta di spostamento mi è stato risposto di no, che non era possibile. Quindi non era la presenza delle DAT, era la sua collocazione ideologica e identitaria che interessava. Bene, su questo non sono d'accordo. E per questo mi sono astenuto.

Veniamo poi all'art. 21 del famoso Trattato di Nizza, la cui supposta ignoranza mi è stata contestata. Andiamo a leggerlo:

"1. È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali."

Incredibile: dà ragione a me, a quanto ho detto nel mio intervento in Direzione. A proposito delle discriminazioni, ci sono infatti cose in più (il patrimonio e le caratteristiche genetiche) e anche cose in meno (l'identità di genere) rispetto alla versione del PD bolognese. Nei giorni seguenti poi alcuni membri della Direzione, che hanno votato a favore del documento, mi hanno fatto sapere che giudicano anch'essi sproprorzionato lo spazio dato a questi temi nel capitolo "Diritti". Sarà un caso?

Termino con una osservazione sul ruolo della religione e della morale cattolica in questa discussione. Mi sembra che gli argomenti che porto a favore di una certa cautela su questi temi siano totalmente laici, razionali, materiali, senza richiami a dogmi o concezioni religiose. Invece molti miei "contestatori" tirano fuori la mia fede (di cui parlo molto volentieri, ma che qui non c'entra) come vizio di fondo della mia posizione, quasi un "handicap intellettuale" che chiude pregiudizialmente al confronto.

Su questo punto, per non dilungarmi troppo, rinvio ad una nota che ho recentemente scritto in risposta a Piergiorgio Odifreddi, che su Repubblica on line del 4 ottobre definiva i cattolici su questi temi "immaturi per definizione", e che trovate sul mio sito (e anche sul profilo Facebook, che pure controvoglia devo praticare per seguire certi dibattiti). 

Mi dispiace infine che diversi amici, credenti e impegnati a sinistra (che come me potrebbero definirsi "cattolici adulti"), cadano in questa trappola (la fede come handicap nel confronto democratico) e pensino di dover dare prova di laicità sdraiandosi sulle posizioni "prevalenti" nel partito. Ora, io che con la gerarchia ecclesiale ho sempre avuto un rapporto dialettico, pagandone i costi di persona, e non sono facilmente tacciabile di sudditanza verso Oltretevere, vorrei però che come cattolici non eccedessimo nello zelo di assimilazione, e restassimo consapevoli, laicamente, della portata politica dei temi in campo. Ho detto "consapevoli", non "coerenti", perché il richiamo alla coerenza fa troppo rima con obbedienza, e dai tempi in cui scelsi l'obiezione al servizio militare l'obbedienza (soprattutto a chi comanda: quella a Dio è un'altra cosa) non mi è mai sembrata un virtù. Ma la consapevolezza, questa sì mi sento di invocarla. A meno che non si voglia dare ragione a Odifreddi, sia pure dalla parte opposta.

4) PRIMARIE, SI PARTE (ABBASTANZA BENE).

Sono già stato lungo, e delle primarie parlerò un'altra volta. Dico solo che non sono affatto stupito del ritiro di Anselmi e di Campagnoli, che era ormai nell'aria da settimane, mentre credo che Amelia Frascaroli e Benedetto Zacchiroli andranno fino in fondo.

Credo però meriti una nota la reazione incomprensibile, quasi isterica, di alcuni dirigenti del PD che, davanti all'apparire di un candidato "misterioso" (che il 7 ottobre si è rivelato essere Benedetto Zacchiroli) hanno gridato "al lupo, al lupo!" parlando di rischio di inquinamento delle primarie, e di finanziatori occulti per le "enormi spese di marketing" sostenute (300 volantini e un sito web), ed altre amenità del genere.

Che paure rivela una reazione tanto scomposta? Che idea di democrazia e di competizione hanno interiorizzato coloro che paventano - addirittura - una lesione alla democrazia davanti a una semplice campagna di comunicazione tanto originale quanto squattrinata? Mancano ancora 7 settimane alle primarie, ed avremo occasione per tornarci sopra.

Per ora un saluto a tutti, e alla prossima.

Andrea De Pasquale
www.andreadepasquale.it
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