Andrea De Pasquale

La retribuzione dei consiglieri


La retribuzione di un consigliere provinciale è data dal gettone di presenza, che ammonta a 103 Euro lordi (divenuti 92 dal 1 gennaio 2006) per ogni Consiglio o Commissione a cui si partecipa.

Esiste tuttavia un tetto massimo mensile di 2.700 Euro (divenuti 2.330 dall'1 gennaio 2006), sempre lordi, oltre il quale non si può andare. Pertanto oltre a tale cifra non si incassa più il gettone.

La partecipazione ad una commissione è documentata dalla firma sul foglio di presenza. Qui la variabilità delle circostanze di fatto e delle condotte umane offre un'ampia gamma di casi: dalla firma supportata dalla partecipazione integrale alla riunione, alla firma di chi arriva tardi (spesso accade anche a me) o va via prima (possono capitare altri impegni...), fino alla firma accompagnata da una presenza di pochi minuti, e in qualche caso (da noi raro) persino da pochi secondi, magari impegnati a telefonare.

Un fatto e' certo: rispetto alla prassi del Consiglio Comunale, ove ho constatato essere diffusa la pratica di firme apposte senza relazione effettiva con la partecipazione alla commissione, in Provincia vi è una generale maggiore attenzione, che si esprime anche - e positivamente - con un controllo scherzoso rispetto alle condotte dei colleghi, mediante battute o accenni che fanno capire che esiste una soglia di accettabilità che è bene rispettare e alla quale cerchiamo di richiamarci.

D'altro canto, molti rilevano che l'impegno effettivo dovuto all'attività politica non è necessariamente legato alla partecipazione alle commissioni: studiare documenti o incontrare cittadini sono attività che hanno uguale importanza senza generare alcun introito, per cui - è il pensiero di alcuni - la firma diventa una formalità da espletare per ottenere uno stipendio che si considera legato all'attività politica generale, non tanto come corrispettivo di una presenza puntuale ad una riunione.

Personalmente ritengo legittima questa lettura, che pero' dovrebbe coerentemente approdare alla proposta di sostituire il gettone di presenza con una indennità. Finchè la nostra retribuzione è legata al gettone di presenza, mi sembra indispensabile che alla firma faccia riscontro un minimo di presenza fisica (mezz'ora?), al di là dell'attenzione (questa sì più difficile da misurare) dedicata alla riunione stessa.

E sia che si parli di gettone, sia di indennità, mi sembra essenziale non perdere il senso del valore del denaro, cosa che invece spesso accade quando il ruolo e la carica ne mettono a disposizione in misura consistente e - cosa importante - non proporzionale alla fatica. 

In altre parole, fuori dai luoghi della politica, per guadagnare 100 Euro normalmente si deve fare uno sforzo decisamente superiore a quello di uno scarabocchio su un foglio di carta (in caso di indennità non c'è nemmeno quella): lo sperimento con il mio lavoro, lo vedo in quello di familiari e colleghi, credo sia esperienza della maggioranza dei cittadini.

In più, la crisi economica ha reso ancora più difficile la situazione, per cui oggi lavoratori dipendenti, artigiani, professionisti o imprenditori, sudano tutti più che in passato per arrivare a stringere in mano un guadagno.

Davanti a questo quadro l'eccessiva facilità con cui vedo il personale politico reclamare o considerare come dovuti trattamenti (gettoni, indennità, rimborsi, esenzioni...) che obiettivamente sono privilegiati rispetto alla comune condizione, oltre a risultare stridente e stonata, testimonia di un doppio distacco: quello della "società politica" che non si sente solidale con la condizione di fatica della "società civile", e quello di rimando di quest'ultima che percepisce la prima come fondamentalmente consociativa e dedita alla conservazione della poltrona.

In nome di questa sobrietà, che non è affatto - come sento brontolare - sinonimo di pauperismo e moralismo, ma semplicemente visione realistica delle cose, radicamento nella comune condizione di cittadinanza, appartenenza ad un popolo e ad un momento storico, anche la proposta - che ciclicamente ritorna - di passare da un regime "a gettoni" ad un regime "a indennità fissa" deve mantenere fermo o ridurre il costo della politica, e non diventare occasione per aumentarlo, come si tentò di fare in Comune, durante il mandato di Guazzaloca.

Certo, una attenzione continuativa - non episodica, non scandalistica -della stampa su questi temi aiuterebbe noi "politici" a tenere atteggiamenti e comportamenti più rigorosi. Invece, visto che nell'ombra tutti i gatti sono grigi, finisce per prevalere in molti la rassegnazione e l'adeguamento alle prassi più comode e lassiste: "Chi vuoi che ci stia a guardare?", "Fanno tutti così...", "Tanto non interessa a nessuno..." sono alcuni i ritornelli che accompagnano questo declino, a cui però - senza moralismi, senza intenti purificatori, sapendo di non essere superiori a nessuno - occorre pure reagire.

(giugno 2005)
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